3.28.2003

Secondo il capitano Sandford, avrebbero tirato con mortai Militari Gb: a Bassora gli iracheni sparano ai civili Preso di mira un migliaio di civili in attesa di passare un ponte per uscire dalla città. Non ci sarebbero però vittime BASSORA - Fonti militari britanniche hanno affermato oggi che paramilitari iracheni hanno aperto il fuoco con mortai contro una folla di civili in fuga da Bassora, in Iraq meridionale, ferendo alcune persone. Secondo il capitano Robert Sandford, della 7/a brigata corazzata, gli iracheni hanno attaccato un gruppo di un migliaio di civili in attesa di passare un ponte che porta fuori dalla città. FERITI - Sandford ha detto di non credere che ci siano stati morti ma solo alcuni feriti fra cui una giovane donna che è in gravi condizioni. «Sembrerebbe che ci siano molti piccoli gruppi di miliziani iracheni che usano mortai montati su veicoli piccoli e veloci. Hanno sparato otto o nove colpi caduti nei pressi del gruppo (di civili)», ha detto Sandford. Nei pressi del ponte hanno preso posizione carri armati britannici e non è possibile dire quale fosse l'obiettivo dell'attacco, avvenuto verso le 10 locali, le 8 in Italia. Già tre giorni fa si era diffusa la notizia di spari dei fedelissimi di Saddam contro la popolazione sciita insorta a Bassora, ma la dinamica dell'episodio resta tuttora da chiarire.

Rumsfeld: «Nessun cambio di strategia. Era già tutto previsto» «Entro un mese altri 100 mila soldati nel Golfo» Il Pentagono annuncia i rinforzi in Iraq: un'avanguardia è già partita per una destinazione sconosciuta della regione WASHINGTON - Si cambia strategia. Tramontata definitivamente l'idea di una guerra veloce e «leggera» (quanto a numero di uomini e mezzi impegnati), la svolta del dopo vertice Bush-Blair sembra indicare la via di una escalation militare, che porterà in breve tempo a un consistente aumento del contingente militare in Iraq. La Casa Bianca decide di accontentare i generali, preoccupati delle difficoltà operative incontrate nella prima settimana di guerra, e dà il via libera e all'invio di nuove forze militari in Iraq. Il Pentagono comunica che entro un mese saranno dislocati nel Golfo altri 100 mila soldati americani, oltre ai 20mila della Quarta divisione di fanteria già in partenza. Una prima avanguardia di questo reparto poche ore fa ha lasciato gli Stati Uniti per una imprecisata destinazione della regione. Oltre ai fanti della Quarta divisione sarebbero già pronti a partire per il Golfo 100 mila uomini delle forze di terra. LE FORZE IN CAMPO - Attualmente sono sul fronte di guerra 125 mila soldati, di cui 25 mila inglesi. «Non ci sono stati cambiamenti di strategia per le difficoltà incontrate sul terreno» precisa il segretario della Difesa Donald Rumsfeld. «L’arrivo di nuove truppe avviene nel tempo, come era stato pianificato dal generale Franks - spiega - . E arrivano 2-3000 soldati in più ogni giorno». Il ministro della Difesa cerca di minimizzare, ma pare evidente che l'invio di altri 120 mila uomini è una svolta decisa, che avvicina il piano operativo a quello inizialmente chiesto dal generale Franks ma rifiutato da Rumsfeld. I VERTICI MILITARI - Il presidente iracheno Saddam Hussein, quindi, si sta dimostrando una preda più difficile di quanto si pensasse inizialmente: ne sono convinti i vertici militari americani, che non esitano ormai a prospettare un conflitto lungo e cruento in Iraq. E non è un caso che nelle ultime ore sia il presidente George Bush sia il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld hanno ricordato agli americani che la guerra richiederà tempo. «Ci vorrà il tempo che ci vorrà, ma alla fine vinceremo» ha detto Bush, aggiungendo che le forze alleate si apprestano ad ingaggiare battaglia «con le unità più forti e più disperate» di Saddam Hussein. Mentre il segretario alla Difesa Rumsfeld ha ricordato che il conflitto rischia di diventare più pericoloso man mano che i militari si avvicinano a Baghdad.

Conferenza stampa del ministro della Difesa iracheno «Bagdad sarà circondata entro dieci giorni» Secondo Sultan Hachem Hamed le truppe angloamericane saranno presto in posizione. «Ma la capitale è imprendibile» BAGDAD - È molto probabile che le truppe angloamericane arrivino a circondare Bagdad tra cinque-dieci giorni. Lo ha detto il ministro della Difesa iracheno Sultan Hachem Hamed in una conferenza stampa nella capitale irachena. Il ministro della Difesa iracheno ha aggiunto che Bagdad è comunque «imprendibile». Al momento, secondo quanto ha affermato, gli angloamericani sono a 140 chilometri dalla capitale.

Il ministro della Difesa britannico: «Abbiamo le prove» Hoon: «L'Iraq pronto a usare armi chimiche» «I nostri soldati hanno fatto scoperte significative». «Non ci fermeremo fino a che Saddam non avrà abbandonato il potere» LONDRA - L'Iraq è pronto a usare armi chimiche e batteriologiche. Ne è certo il ministro della Difesa britannico Geoff Hoon, secondo cui gli alleati «hanno prove del fatto che gli iracheni sono disposti a usare armi di sterminio». A dare ulteriormente corpo a un sospetto che gli angloamericani hanno avuto fin dalla preparazione dell'invasione è stato il ritrovamento ieri, vicino a Nassiriya, di tremila tute di protezione da agenti chimici. Per Londra non è una prova «decisiva», ma certo «significativa» delle intenzioni di Saddam Hussein. Il ministro ha inoltre messo in dubbio che a causare la morte di 15 persone al mercato di Bagdad sia stato un missile degli Alleati, sottolineando che il mercato «non è mai stato un obiettivo». PRIGIONIERI - «Abbiamo anche appreso dai prigionieri di guerra iracheni che è stata consegnata alle divisioni meridionali attrezzatura di protezione», ha rivelato ancora il ministro, «le forze britanniche hanno effettuato scoperte significative, negli ultimi giorni, che dimostrano categoricamente che le truppe irachene sono pronte a usare queste terribili armi». Hoon, però, è certo che alla fine sarà la coalizione ad avere la meglio. «La campagna procede come previsto, siamo solo all'ottavo giorno», ha detto. «Tutti vogliamo che il conflitto finisca presto», ha aggiunto, ma «non ci fermeremo fino a quando Saddam Hussein e il suo spaventoso regime non avranno abbandonato il potere e l'arsenale di sterminio che possiedono non sarà stato smantellato»

Sarebbero centinaia i morti nell'area vicino a Kirkuk Bbc: truppe irachene massacrano civili curdi Secondo la tv britannica le truppe di Bagdad in ritirata avrebbero trucidato gli abitanti di un villaggio nella zona KIRKUK (IRAQ) - Le forze del regime iracheno, mentre si ritiravano da Kirkuk, avrebbero massacrato centinaia di civili in una piccola comunità situata nella zona della città del nord, nel Kurdistan iracheno. Lo ha riferito un inviato della Bbc.

3.27.2003

Appartengono alla divisione di stanza alla caserma di Vicenza Mille paracadutisti Usa aprono il fronte nel Nord Sono uomini delle forze speciali, atterrati in territorio curdo. Cargo americani atterrano 150 chilometri più a nord KUWAIT CITY - Si sta per aprire in modo deciso anche il fronte nord della guerra in Iraq. Mille paracadutisti americani si sono lanciati in una zona del Kurdistan, nell'Iraq settentrionale in località Harir, dove si trova una pista di atterraggio che servirà come testa di ponte per aprire il fronte del Nord. Si tratta di uomini delle forze speciali cheappartengono alla 173esima divisione aerotrasportata, riattivata nel giugno del 2000, normalmente di stanza alla caserma Ederle a Vicenza. Proprio l'altro giorno il ministro degli Esteri, Franco Frattini, era stato sollecitato dall'opposizione a render conto delle indiscrezioni in merito a paracadutisti americani in partenza da basi italiane per l'Iraq. Quello odierno nel Nord dell'Iraq è stato uno dei più massicci lanci di paracadutisti americani nella storia recente. Nei piani di guerra originari, l'avamposto sarebbe dovuto essere aperto dalla Quarta divisione di fanteria, scendendo sull'Iraq, via terra, dalla Turchia. Ma il parlamento turco ha negato agli Usa l'uso delle sue basi per l'invasione. La pista dovrebbe servire per far arrivare altre truppe, carri armati e blindati, come confermato dal comando alleato in Qatar, che parla di un "massiccio flusso" di forze americane in arrivo attraverso quel canale. Numerosi aerei cargo militari americani sono infatti atterrati la mattina di giovedì prima dell'alba nella località di Bakrajo, 150 km a nord della regione in cui si trova l'aeroporto di Harir, nel quale la notte scorsa sono stati paracadutati in soldati Usa. Tale pista è stata attivata dagli uomini della filoamericana Unione patriottica del Kurdistan (Upk). CONTRO SADDAM E AL QAEDA - La missione principale della 173ma divisione aviotrasportata è verosimilmente l’attacco alle località strategiche di Mosul e Kirkuk, da tempo sottoposte a bombardamento per ridurne le difese. Un altro obiettivo chiave nell’Iraq settentrionale è Tikrit, la città natale di Saddam Hussein. Buona parte della divisione Adnan della Guardia repubblicana, prima dello scoppio del conflitto, era stata rischierata dall’area di Mosul a difesa di Tikrit. Un altro compito importante che verrà affidato al contingente di stanza a Vicenza potrebbe essere quello di mantenere la sicurezza nell’Iraq settentrionale, controllato da due fazioni curde semi-autonome, spesso in conflitto fra loro, e in cui agiscono anche diverse organizzazioni militanti islamiche. Nei giorni scorsi, centinaia di missili da crociera Tomahawk hanno martellato i rifugi dell’organizzazione Ansal al-Islam, legata alla rete terroristica Al Qaeda di Osama bin Laden.

Da Bagdad è uscita una divisione della Guardia Repubblicana A Bassora distrutta colonna irachena Un centinaio di mezzi corrazzati, usciti dalla città, sono stati attaccati dall'aviazione angloamericana BAGDAD - Le forze angloamericane hanno distrutto gran parte della colonna di carri armati e blindati iracheni che cercava di lasciare Bassora. La notizia è stata riferita da una fonte militare britannica che, parlando al Comando centrale anglo-americano in Qatar, ha detto che le notizie sulla battaglia indicano che «buona parte della colonna è stata respinta e distrutta». Il convoglio iracheno - circa 100 veicoli - è stato attaccato da aerei da guerra Usa e britannici e dall'artiglieria mentre si dirigeva a sud di Bassora. Un giornalista televisivo che si trova coi marines britannici a sud di Bassora ha riferito che c'è stata confusione per stabilire se il convoglio rappresentasse una controffensiva o si stesse ritirando, forse a causa dalla rivolta che avrebbe avuto luogo in città contro il regime del presidente Saddam Hussein. Bassora, la seconda città del paese, continua ad essere assediata dalle truppe britanniche, che non sono riuscite ad imporvi il proprio controllo a causa di focolai di resistenza che continuano a creare problemi agli occupanti. COLONNA DELLA GUARDIA REPUBBLICANA USCITA DA BAGDAD Un'imponente colonna delle unità di élite della Guardia repubblicana è uscita da Bagdad e si dirige verso le forze americane attestate vicino a Najaf, più a sud. «Si tratta - secondo un reporter della Cnn al seguito del settimo reggimento cavalleria - di circa mille unità mobili che potrebbero includere carri armati e blindati per il trasporto di truppe». La Guardia repubblicana si starebbe muovendo sotto la copertura della sabbia soffiata dal vento. Le truppe americane, afferma la Cnn, si starebbero preparando ad un possibile confronto tra alcune ore. CONFERMA DELLO STATO MAGGIORE - Il capo di Stato Maggiore americano, generale Richard Myers, ha minimizzato i movimenti della Guardia repubblicana segnalati da Bagdad. La «imponente colonna» di un migliaio di mezzi che si sarebbe mossa verso sud-est della capitale irachena sarebbe, infatti, costituita essenzialmente da mezzi leggeri. Myers ha specificato che le forze americane quando si imbattono in questi veicoli, li attaccano per neutralizzarli Per Myers, la Guardia Repubblicana, l'unità di punta delle forze armate irachene, starebbe riposizionandosi, in vista della battaglia di Bagdad. Si era, invece, ipotizzato che la Guardia Repubblicana si preparasse ad attaccare la colonna della Settima Divisione di cavalleria corazzata, giunta a meno di 80 chilometri da Baghdad.

3.25.2003

Bassora: cambiata strategia, la città diventa obiettivo militare I marines Usa passano i ponti sull'Eufrate Conquistato il guado di Nassiriya. Ancora scontri con la Guardia repubblicana a difesa della capitale BAGDAD (IRAQ) - L'obiettivo è puntare decisi verso Bagdad. I marine americani hanno passato oggi l'Eufrate a Nassiriya, in Iraq meridionale e avanzano ora verso nord. Dopo aver combattuto a lungo per controlare il nodo strategico di Nassiriya. Mentre si combatte ancora a Bassora, Umm Qasr e nel nord del Paese. COMBATTIMENTI A NASSIRIYA - I marines Usa hanno passato i ponti sull'Eufrate dopo essere stati a lungo impegnati in combattimenti, con l'appoggio di elicotteri e artiglieria, nella zona di Nassiriya, in Iraq meridionale. Il corrispondente della Reuters Sean Maguire ha detto che un grande convoglio di marine ha passato il fiume Eufrate e il canale Saddam dopo un aspro combattimento nelle strade della città di Nassiriya, e ha ripreso l'avanzata verso Baghdad. Maguire, al seguito delle truppe Usa, ha detto che il convoglio ha attraversato la città percorrendo strade lungo un corridoio protettivo fatto dai mezzi corazzati americani, e ha attraversato prima il fiume, poi il canale. «Nassiriya sembra essere ancora ostile ma gli americani hanno passato i corsi d'acqua e adesso stanno di nuovo procedendo verso Nord», ha detto il giornalista. Una avanzata verso Nord dalla riva sinistra dell'Eufrate potrebbe formare il braccio orientale di una manovra a tenaglia su Baghdad, 375 chilometri a Nord di Nassiriya. Sulla riva destra (occidentale) del fiume, le forze americane sono arrivate a soli 100 chilometri a Sud della capitale. BOMBE SU BAGDAD - Bagdad è stata ancora bombardata nella notte, mentre elicotteri Apache si sono scontrati contro la divisione Medina della Guardia repubblicana. BASSORA: CAMBIATA STRATEGIA - La strategia degli alleati nei confronti di Bassora sta cambiando e forse sarà necessario l'intervento militare per entrare in città e sconfiggere i miliziani che resistono all'interno. Lo ha detto il portavoce delle forze britanniche nel Golfo, capitano di Gruppo Al Lockwood, nella base di As Sayliyah in Qatar. Successivamente il comando britannico ha corretto il tiro dichiarando che per ora un ingresso in città sarebbe prematuro, confermando però che la città è diventata obiettivo militare. SOLDATI BRITANNICI AL CONFINE CON L'IRAN - Intanto un contingente di Royal marines britannici si è è posizionato al confine tra Iraq e Iran per impedire eventuali sconfinamenti di truppe iraniane. LE PERDITE - La guerra all’Iraq è cominciata da cinque giorni e già si contano pesanti perdite (anche se notevolmente inferiori a quelle irachene) tra le fila delle truppe anglo-statunitensi. Il bilancio attuale è di 38 morti complessivi (20 soldati Usa e 18 britannici, un secondo soldato di Sua Maestà è stato ucciso in combattimento vicino alla città di Al Zubayr, nel Sud dell'Iraq). A questi vanno aggiunti due soldati britannici, dati per dispersi. I dispersi per parte americana sono invece 14 di cui 7 fatti prigionieri. Inoltre, a questa cifra va aggiunta quella dei tre reporter: l’australiano dell’Abc Paul Moran, un russo e il britannico della Itn Terry Lloyd. Ma secondo il generale a riposo Barry McCaffrey, che dodici anni fa partecipò all'operazione «Desert Shield», durante la quale aveva il comando della 24ma Divisione di Fanteria i morti alleati alla fine del conflitto potrebbero essere oltre 3.000. Da parte irachena vi sono almeno 250 vittime tra i civili, mentre non esiste un conto preciso di quelle militari che dovrebbero essere comunque di alcune centinaia.

La tattica utilizzata da Saddam fu inventata da Ho Chi Minh A balzi verso la capitale ma il raìs imita i vietcong La partita si gioca intorno a Bagdad: gli Usa puntano a isolare le élite militari. Guerra asimmetrica: l'ultima volta in Somalia di GIANNI RIOTTA NEW YORK - Le avanguardie delle truppe angloamericane sono a poche decine di chilometri da Bagdad, la capitale irachena. Dal Kuwait una lunga colonna di uomini e mezzi corazzati si stende nel deserto mentre infuriano i combattimenti per liberare Bassora, dove dovrebbero entrare per primi gli inglesi. Più a Nord si combatte a Nassiriya, dove un agguato di fedayn e «martiri di Saddam», truppe irregolari, ha ucciso domenica dieci soldati catturandone una quindicina. A Kerbala, 100 chilometri da Bagdad, un vespaio di armi da fuoco di calibro modesto ha abbattuto ieri due elicotteri Apaches. Un equipaggio è stato salvato, due piloti sono invece prigionieri. Il generale americano Tommy Franks dice che la guerra procede «secondo i piani». L'ambasciatore iracheno all'Onu, al-Douri è persuaso che «durerà anni». Saddam Hussein chiama i fedeli alla guerra santa, il ministro della Difesa iracheno Sultan Hashim ironizza: «Gli americani evitano di combattere nelle città, vanno a Nord, tirando dritto torneranno in Europa». Chi sta vincendo la guerra? Perché il ministro della difesa Donald Rumsfeld e il generale Franks hanno optato per questa avanzata a fondo, senza prima occupare e pacificare le città che si sono lasciati alle spalle? Qual è la nuova strategia di Saddam? Per capirlo dobbiamo ricordare l'incontro al fronte tra il generale americano David McKiernan, comandante delle truppe alleate in Iraq, e il suo collega generale William Wallace, a capo del V Corpo che dovrà espugnare Bagdad. Tema del dialogo: come entrare nella capitale senza distruggerla e fare strage di civili, ma impedendo alla Guardia repubblicana di trincerarsi nella Stalingrado del nuovo secolo? I due generali hanno un testo chiaro in mano: il piano del generale Grant alla battaglia di Vicksburg, durante la Guerra Civile americana, che isolò le truppe sudiste, via via che provavano a trincerarsi nell'abitato. «Stiamo assistendo - spiega un colonnello docente all'Accademia militare di West Point che prega di restare anonimo - a una strategia che ricorda, nel deserto, quella che il generale Douglas MacArthur impiegò contro i giapponesi nel Pacifico, durante la Seconda guerra mondiale. Anziché fermarsi a conquistare ogni isola, o ogni arcipelago, MacArthur spostava navi, truppe e aerei con balzi di centinaia di chilometri, lasciando poi ad arrendersi, o essere battuti, i giapponesi rimasti indietro». Così la colonna meccanizzata statunitense procede dentro un Iraq le cui città, da Bassora, la seconda con un milione di abitanti, a Nassiriya, restano ancora da occupare. La decisione militare deriva da una scelta politica: la Casa Bianca sa che la guerra è impopolare all'estero, Europa e mondo arabo, e lascia tanti perplessi anche tra i propri cittadini. Non si possono fare vittime tra i civili, non si possono perdere troppi soldati e non si possono distruggere le città e le infrastrutture irachene, pena inimicarsi la popolazione. A Nassiriya le vittime civili sono, da fonte irachena, solo dieci, meno dei caduti americani. «Tanti generali storcono il naso - spiega Peter Feaver, stratega della Duke University - perché la guerra "leggera" voluta da Rumsfeld per ragioni politiche espone i soldati a rischi molto gravi. Ai suoi tempi, il generale Colin Powell volle una forza formidabile, preceduta da raid aerei cospicui». Bagdad, Bassora, Umm Qasr e Nassiriya non hanno subito le notti di bombardamenti pesanti toccati alla capitale irachena nel 1991 e a Belgrado durante la liberazione del Kosovo. Restano indietro «i vespai» e davanti la solida Guardia repubblicana fedele a Saddam Hussein. Lamenta un fuciliere di Liverpool, al fronte di Bassora con i Royal Fusiliers: «Il nemico non subisce bombardamenti. E quando dobbiamo rispondere al fuoco non ci danno il permesso se non abbiamo una chiara linea di visuale. Cioè dobbiamo vedere a chi spariamo, ed essere certi che non si sia nascosto in una casa con dei civili». Durante la prima Guerra del Golfo Saddam Hussein tenne i suoi uomini in trincea e ricevette una brutale punizione dall’aviazione alleata. Ha mutato adesso tattica, studiando la lezione della sconfitta americana in Vietnam e l’imboscata che le forze irregolari somale condussero con successo a Mogadiscio nel 1993. A Bassora i militari della 51ª Divisione meccanizzata sono tenuti al fronte da miliziani del Baath, «martiri di Saddam e fedayn», armati di tutto punto. Anziché affrontare il nemico testa a testa, le truppe irregolari, spesso senza divise, vestite di nero o in abiti civili, attaccano le truppe meno agguerrite, come i genieri del 181° catturati domenica. Shawna, la ragazza con le treccine, mamma di una bambina di due anni, che avete visto in tv, è una cuoca dell’esercito. Dalla guerra alla guerriglia. Le milizie irregolari si muovono in jeep private, in auto a trazione integrale quattro per quattro, perfino in taxi normali o in autobus. Gli americani hanno l’ordine di non strangolare il traffico civile ai posti di blocco e il risultato sono agguati e sorprese. Ma la lezione migliore che gli iracheni hanno tratto da Vietnam e Somalia riguarda gli elicotteri. Ieri due elicotteri Apache sono stati abbattuti e, secondo fonti dal campo non confermate dal Pentagono, decine colpiti da fucilate «alcuni anche con dieci, dodici buchi da proiettili». L’Apache Longbow, arco lungo, è una macchina da guerra con un computer che seleziona 120 bersagli, discrimina i 16 più pericolosi, confronta la propria ricerca con quella degli altri elicotteri e colpisce. In meno di 30 secondi. Armato con otto missili Hellfire, fuoco dell’inferno, mitragliatrice da 30 millimetri e dotato di sensori infrarossi, l’Apache sembra fuori portata per la contraerea di Saddam. Ma molti di voi avranno visto i due film «We were soldiers once...» e «Black hawk down», che narrano della battaglia di Ia Drang in Vietnam, nel 1965, e della disastrosa umiliazione dei marines a Mogadiscio nel 1993. Difficile dire se Saddam conosca la pellicola con Mel Gibson, ma certo ne ha studiato le implicazioni militari. Fino a Ia Drang i vietcong e i regolari nordvietnamiti fuggivano sempre all’apparire degli elicotteri. Ma a Ia Drang il generale vietnamita Chu Huy Man intuì che i suoi soldati potevano resistere, affrontare gli elicotteri con le carabine e i fucili residuati della lotta contro i francesi, impiegandoli a tiro incrociato e, soprattutto, sparando quando gli americani tornavano a terra per soccorrere i feriti. È la tattica adottata in Iraq e che è costata due elicotteri e due piloti. Con i 273 chilometri l’ora di velocità massima l’Apache è troppo rapido per essere fermato a fucilate da chi spara direttamente. Ma i vietnamiti studiarono la tecnica dei cacciatori d’anatre, che tirano davanti allo stormo di uccelli, in modo che gli animali si infilino, ignari, nella rosa dei pallettoni. Un pilota americano racconta: «Al mio primo volo in Vietnam, mi misi a ridere vedendo un viet che si alzava dall’erba alta, scaricava il fucile senza mirare davanti a noi. Il mitragliere lo falciò e mentre mi voltavo a scherzare con il pilota lo vidi terrorizzato. Eravamo finiti, trascinati dalla nostra velocità dentro i colpi del nemico già morto. Ne uscimmo a stento». «Il modello dell’offensiva americana è chiaro - spiega lo stratega inglese John Keegan -: una lunga linea fino a Bagdad, isolando la Guardia repubblicana. Prendere i due ponti di Nassiriya potrebbe essere la chiave della guerra, come la celebre cattura del ponte di Remagen sul Reno, il 7 marzo 1945 spianò la strada verso la vittoria in Germania. Non ci sarà il fronte Nord, per il rifiuto della Turchia. Le navi con l’attrezzatura della IV Divisione meccanizzata stanno tornando verso Suez. Né si aprirà un fronte da Ovest, dall’aeroporto siglato H3. La battaglia si vince dal Sud e a Bagdad». Assisteremo quindi a una guerra bizzarra: le telecamere ci avvincono al primo piano dei combattimenti al Sud, Bassora, e al centro, Nassiriya, mentre la partita si gioca attorno a Bagdad. L’offensiva che si sta scatenando in queste ore sulla divisione «Medina» della Guardia repubblicana ha come obiettivo scoraggiare e disarmare tutti i combattenti scelti del regime. La Guardia può usare la tattica impiegata dal generale sovietico Vasily Chuikov a Stalingrado: portare la sua trincea di prima linea così vicino al nemico, da rendere impossibile l’uso dell’artiglieria e dell’aviazione, per non moltiplicare le vittime da fuoco amico. Se i generali McKiernan e Wallace non riescono a isolare la Guardia dal ridotto di Bagdad, la «guerra leggera» di Rumsfeld e Franks perderà il vantaggio della tecnologia e dovrà vincere casa per casa. «Saddam Hussein sta organizzando una guerra asimmetrica - dice il generale Benjamin Freakly, vicecomandante della Centunesima divisione -. Non lancia i carri armati contro i carri armati. Si dilegua negli agguati». «Guerra asimmetrica» è il gergo militare per una sfida in cui la debolezza è capovolta in vantaggio, come nel duello tra Davide e Golia. La Guardia repubblicana si batté con onore durante la prima Guerra del Golfo, «combatterono a morte», scrive l’esperto della Cia Ken Pollack. Il 26 febbraio 1991 tre divisioni corazzate Usa e un reggimento di cavalleria, con mille carri armati, affrontarono in dodici ore di inferno i reparti della Divisione Tawakalnah ’alla Allah della Guardia che lottò fino alla distruzione dell’ultimo dei suoi 300 tank. Il giorno dopo le divisioni Medina, Adnan e Nabuconodosor della Guardia si distinsero, disputano il terreno a forze superiori. La guerra non si decide dunque né al Sud, né al centro dove Cnn appunta le telecamere e Rumsfeld ci distrae con i giornalisti che accompagnano le truppe. Si vince contro la Guardia a Bagdad. Ieri, il segretario di Stato Powell ha ricordato il rischio delle armi chimiche e biologiche di Saddam. La colonna angloamericana è lunga 600 chilometri e presenta un fianco enorme ai sabotaggi dei commandos. Con gli alleati a pochi chilometri dalla capitale, gli iracheni con la guerriglia al Sud e la battaglia urbana della Guardia al Nord, siamo da oggi ai giorni decisivi della guerra. Saddam spera che i colloqui tra i generali McKiernan e Wallace sia vano, Bush e Tony Blair gli affidano il loro futuro politico. Gianni Riotta

Gli esiti della guerra dipendono dalla rapidità dell'avanzata Bagdad, conto alla rovescia per la battaglia finale Primi raid aerei contro le difese irachene. Gli alleati corrono verso la capitale per conquistarla e decapitare il regime WASHINGTON - Le avanguardie delle forze angloamericane si avvicinano a grandi passi verso l'obiettivo strategico di questa guerra: Bagdad. Ora si troverebbero a soli cento chilometri dalla città più importante dell'Iraq, a 48 ore dunque dal raggiungerla. È dunque iniziata quella che si preannuncia come la fase più difficile della campagna militare dopo i primi giorni che hanno comunque impegnato duramente le forze alleate nel sud del Paese con continue imboscate, battaglie e perdite di uomini e mezzi. Blair è apparso deciso in Parlamento: è vitale per noi, ha detto il premier britannico, arrivare in fretta a Bagdad. Per fare crollare il regime e quindi riuscire a ottenere quello che finora è accaduto solo in parte: la resa degli iracheni. Gli ha fatto eco dal Qatar il generale Tommy Franks, comandante in capo delle forze angloamericane, che si è mostrato ottimsita: «E' dura, lo sapevamo, ma raggiungeremo i nostro obiettivi», ha detto. IL RAIS IN TELEVISIONE - Saddam, tornato in Tv, ha però scompaginato le carte, mostrando di avere ancora in pugno il Paese. La Guardia repubblicana, saldamente intatta a difesa di Bagdad, secondo quanto riferito dagli stessi ufficiali americani, promette di battersi senza risparmio. Inoltre, l'Iraq sarebbe ancora in grado di sparare missili terra-aria, la maggior parte dell'artiglieria antiaerea non ha subito danni e sono funzionanti le difese antiaeree a Bagdad e intorno alla capitale. L'ATTACCO DEGLI ELICOTTERI - Le ondate d'attacco degli elicotteri Apache contro la divisione Medina della Guardia repubblicana, una delle unità d'elite dell'esercito iracheno poste a difesa della capitale, segnano l'inizio della battaglia per la capitale. Lo suggeriscono le fonti del Pentagono dopo avere confermato che un Apache manca all'appello e che i due piloti sono dispersi. Le fonti del Pentagono indicano, inoltre, che l'attacco a Bagdad deve essere preparato dall'«ammorbidimento» delle linee fortificate della Guardia repubblicana. Anche per questo, domenica, sono stati attaccati obiettivi a nord e a ovest della capitale, centri di comunicazione, centri di comando e unità di comando. MISSILI SCUD - Inoltre, le forze della coalizione stanno cercando di neutralizzare, nell'Iraq occidentale, le rampe di lancio degli Scud utilizzate nella Guerra del Golfo del 1991 contro Israele: hanno occupato due aeroporti, almeno uno dei quali sarebbe saldamente nelle loro mani. Una delle preoccupazioni è anche quella di evitare contrattacchi iracheni con armi bio-chimiche. Per questo la campagna di terra prevede la ricerca ed, eventualmente, la neutralizzazione di centri di produzione e di depositi di armi di sterminio. Questo potrà rallentare l'avanzata? La rapidità con cui Bagdad sarà raggiunta e conquistata è strategica per le forze alleate: tanto da potere influenzare gli esiti di tutta la guerra.

Sono apparsi in buona salute Tv irachena mostra i piloti di elicottero abbattuto Sono stati esibiti anche i loro documenti, tra i quali una patente di guida del Texas e carte di credito BAGDAD - La tv irachena ha mostrato le immagini dei due militari americani di uno dei due elicotteri Apache che, secondo fonti locali, in giornata sono stai abbattuti da due agricoltori iracheni a fucilate. Le immagini sono state ritrasmesse dalla tv di Abu Dhabi. I piloti di uno dei due Apache risultavano dispersi. I due giovani militari mostrati in tv sono apparsi in buona salute. Durante il video sono stati esibiti anche i loro documenti, tra i quali una patente di guida del Texas e carte di credito. La tv irachena ha detto che «l'eroico contadino Ali Obeid-Mingash ha abbattuto l'Apache con il suo fucile. Questi sono i due piloti americani mandati dal piccolo Bush nell'inferno della morte». IDENTIFICATI - Il Pentagono ha identificato i due piloti dell’elicottero Apache abbattuto (per Bagdad), costretto ad atterrare per un’avaria (per Washington). Sono Ronald D. Young jr., 26 anni, della Georgia, e David S. Williams, 30, della Florida. Non sono state rese note le loro città di provenienza.

Le forze della coalizione sono a cento chilometri dalla capitale Blair: «E' vitale arrivare in fretta a Bagdad» Il premier britannico interviene ai Comuni: «Quelli vicino a Saddam resistono, ci saranno giorni difficili» LONDRA - Il premier britannico Tony Blair ha definito «obiettivo vitale» per le forze alleate raggiungere Bagdad il più rapidamente possibile. Le forze della coalizione, giunte a cento chilometri dalla capitale irachena, stanno facendo tutto «quello che è umanamente possibile» per mantenere al minimo le vittime civili. Tuttavia «quelli vicino a Saddam stanno resistendo, nonostante migliaia di soldati iracheni si siano arresi. Ci saranno giorni difficili», ha aggiunto il premier britannico parlando alla Camera dei Comuni. Gli alleati non sono a grande distanza dalla Divisione Medina della Guardia repubblicana che è a difesa della strada per Bagdad. Tony Blair ha sottolineato che questo sarà un momento cruciale. Si ritiene che la divisione Medina si trovi a circa 75 km a sud di Bagdad. PERDITE INGENTI - «Bisogna trarre lezione dalle perdite subite» dalle nostre truppe in Iraq ha aggiunto il premier britannico Tony Blair. Ma l'obiettivo resta «arrivare a Bagdad nel modo più liscio possibile», per abbattere il regime di Saddam Hussein, «liberare il popolo iracheno» dalla dittatura e «eliminare le armi di distruzione di massa». BASSORA ASSEDIATA - La città di Bassora «è circondata» dalle forze della coalizione angloamericana e «non può più essere usata come base degli iracheni». Lo ha dichiarato il premier britannico, Tony Blair alla Camera dei comuni, precisando inoltre che «vi sono ancora sacche si resistenza» nella seconda città irachena. La resistenza viene quindi giudicata «contenuta», ma «ancora in grado di creare problemi alle nostre forze». I pozzi petroliferi del sud sono «al sicuro», ha aggiunto Blair. 24 marzo 2003

Truppe britanniche avrebbero rinvenuto missili russi e inglesi Usa: la Russia continua a vendere armi all'Iraq «Abbiamo le prove», ha detto il portavoce della Casa Bianca Ari Fleischer. Ma Mosca nega ogni coinvolgimento WASHINGTON (USA) - E' forte polemica tra la Casa Bianca e il Cremlino. Il governo americano infatti ha accusato nuovamente aziende russe non solo di aver venduto armi proibite a Saddam Hussein durante l'embargo, ma di continuare a venderle a guerra iniziata. Un'accusa che Mosca ha sempre respinto ritenendosi estranea da qualsiasi rapporto di questo tipo con il rais. Tuttavia in queste ultime ore la Casa Bianca ha ribadito di avere prove concrete del coinvolgimento di aziende russe nella vendita di armi a Bagdad. «Abbiamo le prove», ha detto il portavoce della Casa Bianca Ari Fleischer, definendo l'atteggiamento di Mosca «sconvolgente». RITROVATI MISSILI - In realtà secondo quanto riferisce il quotidiano britannico Guardian, soldati britannici avrebbero ritrovato in un bunker iracheno nei pressi di Bassora, non solo missili russi Harith, costruiti nel 2002, ma anche razzi di fabbricazione britannica. Il ritrovamento avrebbe inoltro posto forti interrogativi alle autorità britanniche sulla reale efficacia delle ispezioni dell'Onu. Ispettori dell'Onu avrebbero fatto ricerche per mesi nella zona senza trovare nulla.

Autobus carichi di combattenti sono in viaggio da Damasco Volontari siriani pronti a combattere con l'Iraq L'atteggiamento del governo arabo forse inasprito dal missile Usa che domenica ha ucciso 5 lavoratori che tornavano in Siria DAMASCO - Autobus carichi di volontari siriani sono in viaggio per Bagdad per dare manforte all'esercito iracheno, contro le truppe angloamericane. Lo riferisce la televisione britannica Bbc. MISSILE USA UCCIDE 5 SIRIANI - Proprio ieri si è verificato un episodio che ha inasprito l'avversione del governo siriano agli Stati Uniti. Un missile lanciato da un bombardiere statunitense ha colpito un pulmann che riportava in patria un gruppo di 37 siriani dall'Iraq. Cinque persone sono morte nell'esplosione a almeno altre dieci sono rimaste ferite. L'incidente è avvenuto domenica mattina nei pressi di al-Rutbeh, a circa 160 km di distanza dal confine tra Siria e Iraq. I feriti sono stati ricoverati al centro medico siriano nell'area di frontiera di Al-Tanef, mentre le salme delle vittime sono state portate all'ospedale Douma di Damasco. Immediata e durissima la reazione di Damasco, che ha definito l'accaduto un «atto criminale in violazione della Convenzione di Ginevra che prevede la protezione dei civili in tempi di guerra». «La Siria - si legge in un lancio dell'agenzia ufficiale Sana - condanna questo atto e si riserva il diritto di chiedere risarcimenti sulla base delle leggi internazionali». Il ministro degli Esteri, Farouk Al Shara, ha convocato gli ambasciatori statunitense e britannico ai quali ha presentato una protesta formale per quella che ha definito «un'orribile aggressione». Un testimone ha raccontato che il bus faceva parte di un convoglio di tre veicoli e che nessuno ha visto l'aereo che ha lanciato l'ordigno. «Ne abbiamo sentito il rombo - ha detto - forse viaggiava ad alta quota».

3.24.2003

Parlano i soldati iracheni che hanno scelto di non combattere: "Non abbiamo possibilità di vincere la guerra" "Mi arrendo ai soldati Usa per dire basta con Saddam" KUWAIT CITY - "Ho deciso con un gruppo di soldati di Bassora di arrendermi alle forze americane. L'abbiamo fatto innanzitutto perché siamo consapevoli che i rapporti di forza sono impari. Sappiamo bene che non abbiamo alcuna possibilità di vincere". Abbas Fahd, nato a Bassora, è uno dei migliaia di soldati iracheni che hanno rinunciato a combattere. Indossa un'uniforme sporca, sdrucita e di taglia più che abbondante, il corpo esile ci galleggia. Il volto incavato e la barba incolta segnalano una lunga permanenza lontano da casa, in qualche remota località del deserto. Gli occhi stanchi e infuocati tradiscono una vitalità repressa. Il tono di voce altisonante segnala una volontà di rivalsa. Nella sua testimonianza, diffusa dalla tv araba di Abu Dhabi, Abbas manifesta per la prima volta la realtà umana e politica di migliaia di soldati iracheni. Perché vi siete arresi senza neppure combattere? "Ci siamo arresi anche perché non vogliamo più essere sottomessi al regime di Saddam. Come tutti gli iracheni, abbiamo atteso l'arrivo delle forze americane per liberarci dal partito Baas". Pensa che questo sentimento sia condiviso dalla maggioranza dei soldati iracheni? "Non soltanto dai soldati. Anche i comandanti, compresi quelli di più alto grado. Tutti loro aspettano la prima occasione per abbandonare le proprie postazioni e fuggire". Qual è il morale dei soldati iracheni? "E' molto basso. Qualsiasi militare è in grado di comprendere che non può resistere alla forza imponente dell'esercito americano, che è in possesso di armi con una tecnologia molto evoluta. Tutti noi siamo consapevoli che alla fine sarà l'America a vincere questa guerra". Da quanto tempo si trova sotto le armi? "Da poco più di due anni. Guadagno una miseria e faccio fatica a tirare avanti. Il partito Baas ha ridotto alla fame il popolo iracheno. Ci ha trasformato in una massa di disperati. Ecco perché oggi accogliamo a braccia aperte le forze di liberazione straniere". Quale trattamento ha ricevuto dall'esercito americano? "In linea di principio buono. Ma noi ci attendiamo molto di più. Dove sono gli aiuti che ci avevano promesso? Dove è il cibo per sfamare la popolazione? Dove sono i soldi per ricostruire il paese?". Abbas non lo dice, ma probabilmente è di confessione sciita, come la maggioranza degli abitanti di Bassora. Il capoluogo del Sud fu il primo a insorgere nel marzo 1991 dopo la sconfitta dell'esercito iracheno in Kuwait. E anche ora è a Bassora che si registrano le prime diserzioni significative, quelle della 51esima e dell'undicesima divisione dell'esercito, in tutto circa 40 mila uomini. Per questo il generale Franks ha deciso di non occupare militarmente la città. Ieri, di prima mattina, una colonna di camionette della Croce Rossa si è incamminata dall'Hotel Radisson Sas in direzione della frontiera irachena. Il loro compito sarà quello di incontrare i primi prigionieri di guerra iracheni per accertare il rispetto delle normative contemplate dalla Convenzione di Ginevra. "Per assicurare l'obiettività e la spontaneità delle loro dichiarazioni - spiega Tamara Al Rifai, portavoce della Croce Rossa a Kuwait City - gli incontri dei nostri funzionari con i prigionieri avvengono nella più assoluta riservatezza. Nessuno è autorizzato a parteciparvi. I prigionieri devono sentirsi liberi di denunciare eventuali maltrattamenti o condizioni di detenzione insostenibili". La Croce Rossa ha una lunga e consistente esperienza con i prigionieri di guerra iracheni. Il 24 febbraio 1991, subito dopo l'inizio dell'offensiva alleata che portò alla liberazione del Kuwait occupato, ben 80 mila soldati iracheni si arresero in massa. Erano perlopiù coscritti di etnia curda o di confessione sciita. Come lo è probabilmente Abbas. I soldati aspiravano a arrendersi perché era la sola garanzia di sopravvivere fisicamente. Chi non ebbe la fortuna di essere preso in consegna dalla forza multinazionale e poi affidato alla Croce Rossa, morì sotto le bombe alleate o falcidiato dalle raffiche di mitra dei pretoriani della Guardia Repubblicana che non si fidano e disprezzano l'esercito regolare. Ecco perché oggi il prigioniero Abbas ha tanta voglia di rivalsa e sogna un Iraq migliore.

Bombardamenti anche nel nord. La Siria: «Colpito bus civile» Iraq: primi scontri intorno a Bagdad Attacco di elicotteri Apache contro le forze della Guardia di Saddam. Tv irachena ne mostra uno a terra, catturato BAGDAD (IRAQ) - Si avvicina la grande battaglia per la presa di Bagdad. Mentre anche in altri punti del Paese continuano i combattimenti per eliminare le numerose sacche di resistenza irachene. Nuovi, pesanti bombardamenti colpiscono Baghdad, tre ore di battaglia tra gli Apache americani e unitá della Guardia nazionale, raid aeri su Mosul, nuovi decolli dei B52 dalla base di Fairfard. E in mattinata la tv irachena, ripresa da Al Jazeera, mostra l''immagine di un elicottero Apache americano abbattuto una cinquantina di chilometri a sud di Baghdad. Sarebbe stato colpito da un contadino armato di bazooka che nelle riprese tv viene mostrato al fianco di militari iracheni festanti. In precedenza la tv di stato irachena aveva dato notizia che due elicotteri erano stati abbattuti nei pressi di Kerbala, un centinaio di chilometri a sud-est di Banghdad e che due piloti erano stati catturati. Queste, sul piano militare le notizie più importanti della quinta notte di guerra che ha portato nuove perdite umane per la Gran Bretagna. All'alba il ministero della Difesa britannico ha segnalato infatti la scomparsa in Iraq di almeno due militari nel sud del Paese. COMBATTIMENTI INTORNO ALLA CAPITALE - Dura tre ore la battaglia tra elicotteri Apache americani dell'11esimo Reggimento e le unitá della Guardia Repubblicana di Saddam Hussein, nei pressi di Karbala, a soli 100 chilometri a sud di Baghdad. L'antiaerea irachena risponde con un muro di fuoco all'attacco degli elicotteri statunitensi. La guarnigione della Guardia repubblicana di Karbala rappresenta una delle linee di difesa più esterne a protezione della capitale irachena. Mentre gli usa e i loro alleati britannici puntano a raggiungere Baghdad in tempi rapidi (fonti britanniche parlavano ieri di un attacco imminente, già per martedì) le azioni preventive dell’aviazione sembrano chiaramente finalizzate a spianare la strada all’invasione. BOMBARDAMENTI A BAGDAD - Intorno alle tre di notte ora locale (l'una in Italia) la capitale irachena viene colpita da nuove, violente esplosioni. Voli a bassa quota degli arei alleati si susseguono a lanci di missili, senza che la contraerea entri in funzione. All'alba, dopo le 6 e 30 locali, le sirene dell'allarma aereo suonano di nuovo. Alle 5 e 30 italiane nuovi raid anche su Mosul, nel nord del Paese. MISSILE IRACHENO CONTRO IL KUWAIT - Il ministro della Difesa kuwaitiana annuncia che Patriot Usa hanno intercettato un missile iracheno sparato contro il territorio dell'Emirato. A Kuwait city, nella notte, tornano a farsi sentire gli allarmi antiaerei. BOMBE A KIRKUK - Poco prima delle 10 (ora locale, le 9 in Italia) una serie di potenti esplosioni erano visibili sulla catena montuosa controllata dall'esercito iracheno a circa 1.500 metri da Chamchamal, una località controllata dall'Unione patriottica del Kurdistan (Puk). Chamchamal si trova 40 chilometri a est della città petrolifera di Kirkuk. DANNI COLLATERALI - In mattinata nuove testimonianze di bersagli colpiti per errore da missili statunitensi sfuggiti al controllo. La Siria denuncia che un missile americano avrebbe colpito un autobus al confine con l'Iraq uccidendo cinque persone. Il governo turco afferma invece che due missili avrebbero raggiunto il suo territorio senza provocare vittime.

Al Jazira mostra anche militari americani uccisi Gli interrogatori dei soldati Usa catturati La trascrizione delle domande e delle risposte dei quattro uomini e della donna caduti in mano irachena «Ismek?» (come ti chiami? in arabo), chiede qualcuno con in mano un microfono della televisione irachena (ma il tono è dell'interrogatorio, non dell'intervista) ad un soldato americano spaventato con gli occhiali. L'interlocutore non capisce ed allora si ripete la domanda in un inglese approssimativo «what's your name?». Ecco parte degli interrogatori cui sono stati sottoposti i cinque prigionieri americani mandate in onda dalla televisione irachena e ritrasmesse da Al Jazira. Primo soldato (giovane, con gli occhiali). - D. Perchè sei venuto? - R. Mi hanno detto di venire qui, ho ricevuto ordini. - D. Sei venuto per uccidere il popolo iracheno? - R. Mi hanno sparato, io ho risposto. Non volevo uccidere nessuno. - D. Come vedi l'esercito del popolo iracheno? - R. Io non lo disturbo, lui non mi disturba. - D. Da dove vieni? - R. Kansas - D. Qual'è il tuo nome? - R. Pierce Miller, soldato di prima classe. - D. Perchè sei venuto in Iraq? - R. Perchè mi hanno detto di venire qui. Secondo interrogatorio. - D. Qual'è il tuo nome? - R. Joseph Button e poi dice il numero di matricola ... - D. Da dove vieni? - R. Dal Texas... - D. Perchè sei venuto? - R. Ho eseguito gli ordini. - D. Quanti ufficiali con te? - R. Non so. - D. Come ti hanno accolto in Iraq, con la musica o con il fucile? - R. Non capisco. - Altre domande con voci che si sovrappongono. - R. Non sento (più volte), mi dispiace. - D. Quando sei arrivato in Iraq la gente era armata? - R. Si, era armata. Terzo interrogatorio. (Il soldato è steso su un divano con fiorami rossi, sembra dorma, poi apre gli occhi. qualcuno controlla il polso. Gli rivolgono una domanda con il microfono vicino alla bocca, tenta di rispondere, poi qualcuno gli solleva la testa e lo fa sedere. Sulla maglia intima ha macchie di sangue, il braccio destro è fasciato). - D. Qual'è il tuo nome? - R. Edgar, dagli Stati Uniti. - D. Quale città? - R. Texas. - D. Ufficiale? come sei arrivato? - R. Dal Kuwait. Quarto interrogatorio. (l'interrogato sembra molto spaventato e si guarda intorno senza interruzione, con uno sguardo impaurito). - D. Qual'è il tuo nome? - R. Sergente James Riley, settima compagnia. - D. Da quale paese, Stati Uniti? - R. Sì, Stati Uniti. - D. Quale città? - R. New Jersey. - D. Quanti anni hai? - R. 31. Quinto interrogatorio. (una donna, nera, seduta, senza scarpe, la caviglia sinistra è fasciata). - D. Come ti chiami? - R. Shana. - D. Da dove vieni? - R. Texas. - D. Quanti anni hai? - R. 30. - D. Da quale unità dell'esercito americano? - R. 507ma...

160 chilometri da Bagdad. Ufficialmente dispersi due soldati inglesi Iraq, Nassiriya ferma l'avanzata angloamericana «Forte resistenza» nella città a sud del paese. Si combatte a Bassora e Umm Qasr. Elicotteri vicini a Bagdad NASSIRIYA (Iraq del sud) - Le forze anglo-americane, mentre proseguono pesantissimi bombardamenti su Bagdad, sono state costrette a segnare il passo nelle paludi di Nassiriya, centro strategico bagnato dall'Eufrate, nell'Iraq meridionale. Le forze alleate hanno subito perdite, e i corpi dei soldati uccisi e di altri fatti prigionieri, sono stati mostrati in tv da Al Jazira.«Siamo bloccati, non possiamo andare avanti per motivi di sicurezza, a causa della resistenza» , ha riferito l'inviato dell'agenzia Reuters Sean Maguire che si trova assieme alle truppe di terra. Anche più a nord di Nassiriya, a Najaf, a circa 160 chilometri da Bagdad, sono in corso aspri combattimenti. DUE INGLESI DISPERSI - E durante la notte un'altra notizia di perdite tra gli alleati: «Possiamo confermare che due soldati sono considerati dispersi in seguito a un attacco contro veicoli britannici nell'Iraq meridionale», ha detto una fonte britannica dal Comando centrale in Qatar, che sta guidando le operazioni anglo-americane in Iraq. Il ministero della Difesa a Londra ha detto che i due sono scomparsi ieri, ma ha rifiutato di fornire dettagli sull'attacco o sull'identità dei soldati. Ieri due piloti della Royal Air Force sono stati uccisi quando il loro Tornado è stato abbattuto da truppe Usa in un episodio di cosiddetto "fuoco amico" mentre rientravano alla base vicino al confine col Kuwait. Tra venerdì e sabato 14 soldati britannici sono morti in scontri tra elicotteri. LA VERSIONE IRACHENA - «Abbiamo dato una lezione agli invasori». Così il ministro dell’informazione iracheno Mohamed Saeed al-Sahhaf commenta gli ultimi sviluppi del conflitto riferendosi alla difficoltà degli angloamericani nell'avanzata verso Bagdad. Tracciando un bilancio delle presunte vittorie delle forze irachene Sahhaf spiega che sono stati «stati trascinati nella palude di Nasiriya». Parlando dei bombardamenti su Bassora il ministro ha poi annunciato che sarebbero morti 77 civili, e che altri 366 sarebbero rimasti feriti dalle bombe angloamericane. Il portavoce militare iracheno, generale Hazem al Rawi ha detto che le forze armate irachene hanno abbattuto finora almeno cinque aerei e due elicotteri dei nemici. Smentita americana: «Non risultano rapporti sulla scomparsa o l'abbattimento di velivoli militari». Risulta invece l'abbattimento di un aereo che rientrava da una missione su Bagdad: è stato colpito dal fuoco amico, cioè da missili americani Patriot. CARRI E UOMINI - Il ministro della difesa iracheno Sultan Hachem Ahmed ha detto che nel sud del paese l'esercito iracheno ha distrutto dieci carri armati e 20 blindati per il trasporto di truppe. Un comunicato militare iracheno pubblicato a Baghdad parla invece di venticinque soldati americani e britannici uccisi nei combattimenti a Nassiriya, nel sud dell'Iraq. ESPLOSIONI A MOSSUL - Si combatte anche sul fronte Nord. Una nuova ondata di esplosioni e il fuoco antiaereo sono stati visti in serata a Mossul. Fonti irachene affermano che due elicotteri statunitensi sono stati abbattuti intorno alla città. La tv irachena ha successivamente specificato che uno dei due elicotteri abbattuti sarebbe stato colpito a Zumar, nei pressi di Mosul, e i quindici paracadutisti che si trovavano a bordo sono stati catturati dalle truppe irachene. Un altro elicottero, invece, è stato colpito a Mosul e decine di paracadutisti sarebbero rimasti uccisi, mentre un numero imprecisato di pará catturato. BAGDAD - Su Bagdad le incursioni aeree sono proseguite praticamente senza sosta per tutta la giornata e i raid si sono intensificati dopo il tramonto. Testimoni hanno udito forti esplosioni. Una forte deflagrazione si è levata dal complesso presidenziale conosciuto come «Palazzo Vecchio». Secondo il corrispondente del canale satellitare Al-Jazeera, è stata provocata da un missile lanciata da un aereo che volava a bassa quota. BASSORA E UMM QASR - Bassora, data per conquistata già da sabato sera, in realtà non è invece controllata dagli alleati. Le truppe del 7mo Reggimento corazzato britannico si sono piazzate a sud e ovest di Bassora e «attendono una resa». Lo ha detto il colonnello Ronnie McCourt, uno dei portavoce del comando britannico nella base di As Sayliyah (Qatar). «Cerchiamo sempre di ottenere una resa senza eccessivo spargimento di sangue e che meno persone possibile si facciano del male - ha detto McCourt - ed è anche per questo che continuiamo a spargere volantini sull'area per indurre i militari ad arrendersi». IL GIALLO SULLA RESA DELLA 51ESIMA DIVISIONE - A creare ulteriori dubbi sul reale svolgimento dell'azione militare in Iraq è stato il comandante della 51esima divisione irachena,generale Khaled al Hahsemi - dato da fonti Usa per arreso insieme ai suoi uomini già venerdì - che ha affermato in una intervista alla tv araba Al Jazira, che i suoi uomini «sono a Bassora a difendere la città». Il generale Hashemi ha detto che la sua divisione «ha avuto delle perdite. Ma questo - ha spiegato - fa parte dello svolgimento del nostro dovere nazionale». Parlando in tv, con attorno i suoi soldati, la divisa in ordine, senza armi in vista, il generale ha quindi affermato che la sua divisione ha catturato «dei soldati nemici, ma non nella zona di cui sono responsabile». IL SOLDATO USA CHE HA COLPITO I SUOI ERA GIA' STATO PUNITO - Il soldato americano di colore che ha lanciato tre granate contro le tende del comando del suo reparto era stato punito per insubordinazione e gli era stato comunicato che sarebbe restato indietro quando la sua unità avrebbe lasciato Camp Pennsylvania per entrare in Iraq. Lo ha detto alla Cnn il giornalista di «Time» Jim Lacey.

E' polemica negli Stati Uniti sulle scene girate dagli iracheni Rumsfeld alle Tv Usa: non mostrate i prigionieri Dopo che Al Jazira ha rilanciato i video con i marines catturati o uccisi, il segretario alla Difesa ha chiesto l'autocensura WASHINGTON - Il segretario alla Difesa americano Donald Rumsfeld ha chiesto ai media americani di non mostrare le immagini dei prigionieri di guerra e dei morti americani messi in onda sulla tv di stato irachena e rilanciate dalla emittente araba Al Jazira. Le reti Usa si sono adeguate: con l'unica eccezione della Cbs che, prima della richiesta di Rumsfeld, aveva messo in onda pochi secondi dell'interrogatorio di un soldato prigioniero per fare una domanda in questo senso al capo del Pentagono in studio, le televisioni americane si sono autocensurate limitandosi a raccontare ai loro spettatori per sommi capi il contenuto dei filmati. LA CROCE ROSSA - Anche il Comitato internazionale della Croce rossa (Icrc) ha detto che le immagini dei prigionieri americani girate dalla tv irachena violano la Convenzione di Ginevra. «Sono in contrasto con la Convenzione perché espongono i prigionieri alla pubblica curiosità», ha dichiarato il portavoce dell’Icrc Florian Westphal. L’Icrc ha però aggiunto che la sua priorità resta quella della sicurezza dei prigionieri. «La nostra prima e principale preoccupazione è che entrambe le parti portino i prigionieri al sicuro, lontano dalle aree di combattimento. La nostra preoccupazione è anche quella di riuscire ad avere accesso ai prigionieri», ha detto ancora Westphal. Secondo la Convenzione di Ginevra, sottoscritta nel 1949, spetta alla Croce rossa visitare i prigionieri di guerra (Pow) per assicurarsi che siano trattati umanamente. Fino a questo momento l’Icrc non ha avuto ancora notizie sui luoghi di detenzione dei Pow’s, ma ha detto Westphal, l’organizzazione si aspetta che l’Iraq e le forze della coalizione onorino i loro obblighi. POLITICA - «È la nostra politica di non mostrare le immagini ma solo le foto», ha spiegato quindi la Cnn. L'emittente ha quindi mostrato solo alcuni fotogrammi degli interrogatori. Solo gli addetti ai lavori del govrerno federale e i giornalisti negli studi televisivi hanno dunque visto negli Usa le immagini complete dell'interrogatorio dei prigionieri. I fruitori della pagina online Drudgereport hanno peraltro avuto un assaggio di quanto messo in onda da al Jazira. Il sito ha affisso in apertura la foto di militare morto: il cadavere sporco e insaguinato mostra una vistosa ferita da arma da fuoco al petto. La reazione dei militari alle immagini rilanciate da Al Jazira è stata espressa con una sola parola dal portavoce del comando centrale di Doha, generale John Abizaid: «Disgustose». LA CONDANNA DI BLAIR - Anche il premier britannico Tony Blair ha condannato la diffusione delle immagini dei prigionieri di guerra americani sugli schermi della Tv araba Al-Jazira. «Mostrare la gente in quel modo è contro la Convenzione di Ginevra, è contro tutte le regole del conflitto», ha dichiarato il premier riferendosi ai prigionieri durante un'intervista all'emittente radiotelevisiva British Forces Broadcasting Service, trasmessa in serata alle truppe britanniche impegnate nel Golfo. IMMAGINI - Le televisioni americane si sono adeguate al «consiglio» del segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, e non hanno mandato in onda le immagini dei soldati morti in battaglia o catturati dalle forze irachene. Temendo la reazione del pubblico e viste le rimostranze sia di Rumsfeld sia del premier britannico Tony Blair, pochissimeemittenti che dominano l'informazione mondiale hanno fatto vedere le riprese effettuate dalla televisione irachena e riproposte invece dalla tv satellitare al Jazira.

Diffuse oggi da Al Jazira le immagini della prigioniera americana Donne marine per la prima volta al fronte Aumenta l'impegno delle soldatesse rispetto alla Guerra del Golfo del '91. In quel caso, furono 5 le vittime femminili WASHINGTON - Combattono in prima linea e anche loro, come dimostra il caso della prigioniera caduta nelle mani degli iracheni, corrono gli stessi rischi dei colleghi uomini. Sono le soldatesse americane, impegnate al fronte contro il regime di Saddam Hussein. DONNE AL FRONTE - Proprio le immagini mostrate dalla tv del Qatar Al Jazira della soldatessa statunitense catturata fanno tornare d'attualità il tema dell'impegno delle militari impiegate in prima linea. Nel '91, durante la prima guerra del Golfo, furono cinque le soldatesse uccise e due quelle catturate dagli iracheni. Oggi, il loro impegno si è fatto più consistente rispetto a dodici anni fa. Delle 200 mila soldatesse americane in divisa, parecchie trovano posto nelle unitá ultratecnologiche incaricate di prevenire attacchi chimici, nei trasporti, nelle comunicazioni e perfino sui caccia. Il 91 per cento delle cariche all'interno delle Forze armate Usa possono essere ricoperte, indifferentemente, da uomini e donne. Percentuale che sale fino al 99% in Aviazione o Marina (resta off-limits per le donne l'ingresso in reparti d'elite, come gli incursori). INTEGRAZIONE - Negli ultimi anni il Congresso si è dovuto arrendere di fronte all'evidenza: le donne che volevano intraprendere la carriera militare erano sempre di più. La discriminazione ha dovuto fare largo all'integrazione, a cominciare dall'abolizione nel 1992 della regola che non permetteva alle donne di essere in prima linea. Oggi, in un conflitto che ha già registrato le prime perdite tra gli alleati, il loro impegno al fronte è sottoposto alla prova più dura.

«In Iraq per 240 chilometri, presi 2000 prigionieri» Usa: «Avanziamo a velocità impressionante» Il generale Stanley McChrystal traccia il bilancio del conflitto: gli alleati penetrati in Iraq per 240 chilometri. 2000 prigionieri WASHINGTON - «Siamo penetrati in Iraq per 240 chilometri verso nord. Avanziamo. Il crollo del regime iracheno è solo questione di tempo». E' con queste parole il Pentagono snocciola certezze. E diffonde i dati della sua vittoria schiacciante sul campo: fra i 1500 e i 200 prigionieri catturati finora, oltre 1.000 sortite aeree, 500 missili Tomahawks lanciati, altri 100 missili Cruise, diverse centinaia di bombe sganciate dagli aerei e poi quei 150 miglia (240 chilometri, appunto) di avanzamento verso nord. Tutto questo e molto di più ha spiegato da Washington Victoria Clarke, la portavoce del Pentagono. I PRIGIONIERI - Il dato dei prigionieri di guerra iracheno è stato confermato dal generale Stanley McChrystal. L'affermazione di McChrystal che parla di un massimo di duemila prigionieri lascia indeterminata la sorte degli 8.000 uomini della 51.a divisione la cui resa di massa è stata annunciata venerdì: può darsi che, come ipotizzato, siano stati lasciati liberi dopo essere stati disarmati, ma la circostanza non è stata confermata. Lo stesso Stanley McChristal ha spiegato: «Abbiamo ancora molta strada da fare prima di ottenere la vittoria finale. Molti soldati iracheni si stanno arrendendo o stanno abbandonando le loro unità, ma abbiamo ancora di fronte forze significative. Inoltre, la Guardia Repubblicana di Saddam Hussein potrebbe combattere duramente». Un messaggio di cautela, quello del generale. Che però ha sottolineato che «sembra ci sia confusione nel comando iracheno», un elemento che faciliterebbe la resa delle truppe di Baghdad. IMPATTO DEVASTANTE - Victoria Clarke ha definito «devastante» l'impatto degli attacchi della coalizione e «considerevoli» i risultati finora raggiunti. «Ci muoviamo con velocità impressionante», ha aggiunto il generale Stanley McChrystal. La Clarke ha messo in guardia sul fatto che la situazione in Iraq resta «fluida» e pericolosa. Nè la Clarke nè il generale McChrystal hanno dato più informazioni operative di quelle fornite, nel suo briefing in Qatar, dal generale Tommy Franks, comandante della campagna «Libertà per l'Iraq». La portavoce del Pentagono ha più volte ribadito che «l'esito della campagna non è dubbio: il regime di Baghdad sarà rovesciato».

3.21.2003

La Bbc mostra uomini iracheni che si arrendono agli alleati Centinaia di diserzioni, ma anche combattimenti Il ministro britannico Hoon: aspra resistenza a Umm Qasr Scambio di colpi a nord, intorno a Kirkuk KUWAIT CITY - Mentre le truppe alleate avanzano rapidamente verso Bagdad, incontrando poca resistenza, si moltiplicano le diserzioni dei soldati iracheni. Una trentina di militari di Bagdad si sono arresi ai marines americani giunti ormai alla periferia del porto chiave di Umm Qasr, presso la frontiera con il Kuwait. Immagini televisive trasmesse dal network Bbc hanno mostrato numerosi iracheni, dalll'espressione demoralizzata, probabilmente soldati anche se indossavano in apparenza abiti civili, consegnarsi agli avversari lungo una strada; in un'altra se ne vedeva uno sventolare bandiera bianca mentre un marine gli ingiungeva di deporre le armi. BANDIERA BIANCA - In precedenza, circa 200 soldati iracheni si erano arresi a un corpo di spedizione della marina americana, poche ore dopo che l'esercito di Washington aveva varcato il confine con il Kuwait. Altre decine di militari iracheni si sono arresi nella notte ai commando della Royal Marine britannica sbarcati nella penisola di Faw, nel sud dell'Iraq. Il corrispondente della Bbc, scrive sul sito Internet di aver visto «decine e decine» di soldati consegnare le armi. I commando 40 e 42 della Royal Marine britannica hanno preso il controllo delle stazioni di pompaggio del petrolio nella penisola irachena. COMBATTIMENTI - Proprio a Umm Qasr, si segnala una delle poche sacche di resistenza incontrate dalle forze anglo-americane. Il ministro della Difesa britannico, Geoffrey Hoon, ha confermato che le forze irachene arroccate nel porto di Umm Qasr stanno opponendo una «forte resistenza» alle forze della British Marine, impegnate nella zona. «Gli iracheni non stanno cedendo le armi così facilmente come previsto da molti commentatori. E i nostri soldati stanno combattendo», ha detto il ministro alla tv britannica, Channel 4. In mattinata, però, testimoni hanno visto marine americani issare una bandiera stelle e strisce nel porto di Umm Qasr, segno che la resistenza irachena sarebbe stata vinta. Altri 250 soldati iracheni, dice il comando britannico, si sono consegnati ai marines Usa. A FAW - Anche nella strategica penisola di Faw ci sono stati combattimenti e vittime, nessuna tra le file alleate. Un portavoce del contingente del Regno Unito, colonnello Steve Fox, dice che un certo numero di soldati iracheni sono rimasti uccisi nei bombardamenti aerei sferrati a copertura dell'offensiva via terra e dal mare, altri in sporadici scontri a fuoco al suolo. molto più numerosi sarebbero invece coloro i quali si sono arresi. A NORD - Accaniti combattimenti sono anche in corso attorno ai grandi campi petroliferi nel nord del Paese, un'area dove combattono i militari statunitensi. Il caporedattore degli esteri della Bbc, che è vicino Kirkuk, ha riferito di aver sentito il crepitio della battaglia (il fuoco dell'artiglieria e della contraerea), proveniente proprio dai campi petroliferi; ed ha aggiunto di aver saputo dai combattenti curdi nell'area che gli americani hanno bombardato un campo petrolifero vicino Mosul, l'altra grande città nella zona petrolifera settentrionale dell'Iraq.

La conferma da fonti militari americane Morto un marine, primo caduto Usa in azione Secondo la Cnn il militare è rimasto ucciso «sulla linea del fuoco» durante gli scontri nel Sud dell'Iraq DOHA (Qatar) - Un marine americano è stato ucciso in un combattimento in Iraq. Lo hanno confermato, dopo l'annuncio che era stato dato dalle reti tv americane, fonti militari Usa al comando alleato in Qatar. La Cnn non ha dato altri particolari, limitandosi a annunciare che il marine è stato ucciso «sulla linea del fuoco». Si tratta del primo caduto americano in combattimento, mentre la scorsa notte erano deceduti otto britannici e quattro americani in un incidente con un elicottero in Kuwait. Secondo la Msnbc il militare, della Prima forza di spedizione, sarebbe stato colpito dal fuoco iracheno nei pressi dei campi petroliferi di Rumaila, nel Sud dell'Iraq. 21 marzo 2003

Avanzata senza scontri. Gli Usa: defezioni tra le file irachene Truppe Usa-GB vicine a Bassora. Attacco a Nord I soldati della coalizione conquistano due località a sud del Paese e attaccano Mosul, città strategica settentrionale BAGDAD - Le forze angloamericane avanzano all'interno dell'Iraq - a sud e a nord - senza dover fronteggiare particolari resistenze. Truppe statunitensi e britanniche hanno infatti già raggiunto e conquistato una posizione strategica nella parte meridionale del Paese prendendo il controllo di due città-chiave. Dopo essere entrati in territorio iracheno procedono nel deserto a una velocità di 40-50 chilometri all'ora, come documentato in tempo reale dalle telecamere della rete televisiva Cnn. Non è tutto: secondo l'emittente televisiva Al Jazeera hanno sferrato anche un attacco a Mosul, ultima grande città prima della zona settentrionale curda, a un centinaio di chilometri dal confine con la Turchia. Così, dopo due giorni di guerra, la Coalizione è praticamente alle porte di Bassora da dove, nella notte, sono state udite forti esplosioni che testimoni oculari dicono essersi verificate a una cinquantina di chilometri dalla città. Probabilmente sono le avanguardie dei bombardamenti mirati a distruggere le mine e le protezioni messe in atto dagli iracheni per rallentare l'invasione. LE FORZE IN CAMPO - Gli alleati hanno messo in campo forze terrestri che avrebbero preso il controllo di due località meridionali di Umm Qasr, a 50 chilometri da Bassora, appunto, e la penisola di Al Faw, che si trova alla foce dei fiumi Tigri ed Eufrate ed è considerata una posizione fondamentale per la conquista di Bassora. L'avanzata è protetta da un gruppo di elicotteri Kiowa, che volano sotto i 50 piedi (13 metri) guidano il percorso della colonna. La colonna blindata comprende veicoli da combattimento Bradley e carri armati M1A1 Abrams. LA VERSIONE DI BAGDAD - La notizia della conquista di Umm Qasr è stata smentita dal governo iracheno ma forze militari della coalizione e fonti legate alla stessa Casa Bianca la confermano e aggiungono che la presa della località è avvenuta senza combattimenti né feriti. Nella penisola di Al Faw le operazioni sono state condotte dai Royal marine britannici con mezzi terrestri e anfibi, preceduti da intensi bombardamenti di artiglieria sia da terra che dalle navi delle forze alleate che si trovano nel Golfo persico. L'invasione delle truppe di terra è stata inoltre appoggiata dai Tornado Gr4 che si sono alzati in volo dalle basi in Kuwait. RESA E RESISTENZA - Non c'è stata alcuna conferma ufficiale, poi, della notizia battuta dalle agenzie di stampa internazionale nel pomeriggio di ieri: «Molti soldati iracheni di diverso grado - dicevano i dispacci - si sono arresi alle forze alleate che hanno preso il controllo della città di Umm Qasr». E poche ore dopo un ufficiale dei Marines ha affermato che venticinque soldati iracheni si sarebbero arresi alle truppe statunitensi. La resistenza degli uomini del raìs sembra essersi limitata all'utilizzo della contraerei e al lancio di missili convenzionali mentre gli attacchi di Saddam sono stati per lo più diretti contro Kuwait City: per ben sette volte nelle strade della città sono risuonate le sirene d'allarme e risulta che siano stati lanciati almeno dieci missili. Secondo un portavoce militare, due sono stati tirati nella notte tra giovedi e venerdi, uno dei quali è stato distrutto con un missili Patriot. I missili intercettati sono stati complessivamente tre. Altri due sarebbero finiti in mare. I missili iracheni che invece hanno raggiunto il territorio kuwaitiano sarebbero cinque ma nessuno ha provocato danni. Uno è finito nei pressi della base americana di Camp Commando e altri due in pieno deserto di Mutlaa, a una quarantina di chilometri da Kuwait City, la capitale. Non è stato precisato in che punto dell'emirato siano caduti gli altri tre missili. Tutti i vettori iracheni, secondo esperti americani, erano armati di testate convenzionali ma avrebbero potuto trasportare anche agenti chimici o batteriologici. Gli attacchi hanno seminato il panico tra la popolazione dell'emirato. COME NEL 1980 - La regione di Bassora - in particolare Faw e Umm Qasr, sullo Shatt al Arab, dove le forze anglo-americane hanno ingaggiato i primi combattimenti di terra con le truppe irachene - fu anche il teatro dell'inizio delle ostilità tra Iran ed Iraq nel 1980 e poi delle più sanguinose battaglie, fino alla fine della guerra, nel 1988. Settembre 1980: le forze di Saddam attaccano l'Iran impadronendosi di Khorramshahr, la più importante città portuale iraniana sullo Shatt al Arab, che i persiani chiamano Arvand Rud. Maggio 1982: gli iraniani riconquistano Khorramshahr. Marzo 1985: un'armata di 50.000 iraniani riesce a passare a sua volta lo Shatt al Arab, penetrando in territorio iracheno e arrivando brevemente ad isolare la strada tra Bassora e Baghdad. Le truppe di Khomeini vengono però ricacciate indietro. Febbraio 1986: altri 85.000 effettivi iraniani attraversano il confine, arrivando ad impadronirsi di Faw, città allo sbocco dello Shatt al Arab nel Golfo Persico. Aprile 1988: le forze irachene riescono a riprendere il controllo di Faw, ricacciando gli iraniani nel loro territorio. Luglio 1988: l'Iran, in grave difficoltà su tutto il fronte, decide di accettare il cessate il fuoco con l'Iraq, tuttora in vigore, non essendo ancora stato ufficializzato da un trattato di pace.

3.20.2003

Un'azione mirata a colpire il leader apre il conflitto Missili Cruise su Bagdad per colpire Saddam Alle 3,33, un'ora e mezza dopo la scadenza dell'ultimatum, esplosioni nella capitale irachena: è cominciato l'attacco BAGDAD - Alle 3,33 ora italiana è cominciato l'attacco all'Iraq. Dopo la scadenza dell'ultimatum, alle 2 di notte, il presidente Bush ha firmato i piani operativi. A quel punto tempi e modi dell'offensiva sono passati nelle mani dei militari. Dal Pentagono filtravano ipotesi di un attacco non immediato ma entro 24-48 ore dalla scadenza dell'ultimatum. Invece le bombe su Bagdad sono cominciate a cadere un'ora e mezza dopo la scadenza dell'ultimatum, quando era quasi l'alba. MISSILI PER SADDAM - L'attacco in effetti non era pianificato per questa notte a causa delle condizioni sfavorevoli, tanto che lo staff di Bush aveva già lasciato la Casa Bianca, mentre il presidente stava per andare a cena con la moglie. Ma improvvisamente, sulla base di informazioni dei servizi segreti che avevano localizzato Saddam Hussein in una zona precisa di Bagdad, i responsabili militari hanno deciso un blitz mirato. Il primo attacco è stato effettuato non da aerei ma con missili Cruise lanciati dalle navi nel Golfo, anche se dopo le prime esplosioni la contraerea irachena è entrata in azione. L'obbiettivo era proprio Saddam Hussein e un gruppo di uomini del regime che, secondo le informazioni dell'intelligence, erano riuniti in un edificio di Bagdad. Un grande incendio è stato avvistato nella zona a sudovest di Bagdad. ALTRI ATTACCHI - Un secondo attacco, questa volta a opera di cacciabombardieri F117, è scattato alle 4 ora italiana. I bombardamenti sono concentrati nella zona Est della città. Alcune fonti riferiscono che sarebbero già in azione nella capitale irachena anche forze speciali e commando. L'obbiettivo delle prime azioni sembrano mirate a colpire direttamente il leader iracheno. Lo stesso Bush nel suo discorso ha parlato di obbiettivi selezionati. La strategia pare orientata a colpire il più presto possibile Saddam Hussein e il vertice del regime. Altre incursioni aeree non massicce si sono ripetute a intervalli di pochi minuti. 20 marzo 2003

Parlamento approva: sì all'uso delle basi italiane La linea del governo ha raccolto alla Camera 304 voti a favore mentre i contrari sono stati 246. Al Senato 159 sì e 124 no ROMA - L'aula della Camera ha approvato la risoluzione della maggioranza sulla crisi irachena che concede basi e spazio aereo italiano alle forze militari Usa. I voti a favore sono stati 304, i no 246. Due gli astenuti. Brevissimo il testo del documento: «La Camera, udite le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, le approva». Il premier aveva parlato in mattinata sulla situazione della crisi e, dopo il voto, si è dichiarato soddisfatto. RESPINTA LA MOZIONE DELL'OPPOSIZIONE - L'assemblea di Montecitorio ha invece respinto con 305 voti contrari, 247 voti favorevoli e tre astenuti la mozione unitaria di Ulivo e Rifondazione Comunista che chiedeva un impegno del governo a non concedere «alcun supporto politico, diplomatico, operativo e logistico» nell'imminente conflitto iracheno. SENATO - In serata anche l'assemblea del Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza che dispone l'utilizzo delle basi militari, delle infrastrutture e il sorvolo per gli aerei impegnati in Iraq. La mozione ha ottenuto 159 sì, 124 no e un astenuto. 19 marzo 2003

Tareq Aziz compare in tivù: sono vivo e sto bene Fine del giallo sulla sorte del vicepremier iracheno che convoca una conferenza stampa: «Non c'è smentita più efficace» BAGDAD (IRAQ) - Prima la notizia drammatica: «Tareq Aziz è rimasto ferito o forse ucciso mentre fuggiva verso il nord dell'Iraq». Poi il giallo: «Voci discordanti sulla sorte di Tareq Aziz». E infine la smentita definitiva data dallo stesso Aziz: «Come vedete sono a Baghdad, le voci circolate su di me sono le voci più facili da smentire, altre ne circoleranno». DIRETTA TV - E' andata così la vicenda che ha tenuto il mondo con il fiato sospeso per ore. Il vicepremier di Bagdad ha dovuto intervenire personalmente convocando una conferenza stampa per smentire la notizia che lo dava per ferito ferito grave e forse addirittura morto in uno scontro a fuoco mentre fuggiva dalla capitale irachena. L'uomo di fiducia di Saddam Hussein ha tenuto un discorso in diretta televisiva da Baghdad e ha denunciato come una violazione del diritto internazionale il proposito degli Stati Uniti di attaccare l'Iraq e ha accusato George W. Bush di volere occupare il Paese «gratis». «IL POPOLO ARABO E' CON NOI» - Poi Aziz si è dilungato nell’elencare la storia delle occupazioni dell’Iraq da parte dell’Occidente. Per poi passare al silenzio dei governi arabi circa l’imminente invasione. «Non è vero, il popolo arabo è con noi. Anche il popolo iracheno è con il nostro governo. Il nostro popolo sa che la nostra amministrazione è la migliore che c’è stata negli ultimi quarant’anni ed è pronta a schierarsi dalla parte del suo leader», ha proseguito il vice premier. E alla domanda se avesse incontrato nelle ultime ore Saddam Hussein, Aziz non ha risposto e ha salutato i giornalisti, chiudendo la conferenza stampa.

3.19.2003

Radio israeliana: Aziz in fuga ferito o ucciso E' giallo sulla sorte del numero due iracheno che sarebbe stato colpito da uomini di Saddam. Londra apre le indagini BAGDAD (IRAQ) - Prime defezioni nel regime. Il vice presidente iracheno Tareq Aziz sarebbe stato ucciso o ferito da uomini del presidente Saddam Hussein nel corso di un tentativo di fuga assieme alla sua famiglia verso la Turchia. Lo ha riferito, secondo la radio pubblica israeliana, il radioamatore israeliano Micky Gurdus che cita due non meglio precisate reti televisive aventi una reputazione di attendibilit�. Successivamente la notizia � stata cofermata anche dalla radio militare israeliana. Tuttavia un alto responsabile del Partito democratico del Kurdistan (PdK) ha smentito le voci secondo le quali Aziz sarebbe fuggito da Bagdad e avrebbe trovato rifugio nel Kurdistan. INDAGINI - Il ministero degli Esteri britannico sta indagando sulla notizia. Lo ha riferito il sottosegretario Mike �Brien alla Camera dei Comuni, precisando di aver ricevuto la notizia da fonti bulgare. Ann Clwyd, membro del Partito laburista con stretti contatti con esponenti nel Kurdistan iracheno, ha riferito di aver ricevuto la notizia che Aziz sarebbe fuggito nell'Iraq settentrionale, nel territorio controllato dal Partito democratico curdo. In precedenza voci di cui aveva riferito la tv iraniana dicevano che Tareq Aziz e il vice presidente Taha Yassin Ramadan erano fuggiti da Baghdad e avrebbero raggiunto il nord del Paese. Ma l'ufficio della presidenza di Tareq Aziz aveva smentito dicendo che si trattava di �sciocchezze�. LA TESTIMONIANZA DI PADRE BENJAMIN - Secondo alcuni per� la notizia della presunta morte di Aziz sarebbe solo frutto di una guerra psicologica. �Spero solo che non sia vero�. Sono le prime parole di padre Benjamin, il religioso francese che aveva organizzato la recente trasferta italiana di Tareq Aziz, dopo la notizia della presunta uccisione del vicepremier iracheno mentre cercava la fuga attraverso la Turchia. Dopo ripetuti contatti con il rappresentante iracheno presso l�Italia, Alshooker Faris, padre Benjamin � portato a pensare che la notizia "diffusa inizialmente da un radioamatore e poi ripresa dalla radio militare israeliana, possa rientrare nelle iniziative di disinformazione, per dare pi� effetto di confusione alla situazione interna e creare destabilizzazione fra le forze militari irachene". Secondo Benjamin, che nelle ultime ore ha provato ripetutamente a raggiungere telefonicamente l�ufficio di Aziz a Baghdad ma senza successo, l�"ipotesi che il vicepremier si trovasse a nord dell�Iraq � verosimile, dopo la divisione del Paese in quattro distretti militari".